Dolci ricordi

Stavamo facendo il bagno, io con mio figlio  grande, che allora aveva in circa tre anni. Il bagno, per noi, e stato da sempre un momento speciale, anche come quello quando la sera, lo metto a dormire. Momenti speciali in cui ci raccontiamo tutto, parliamo di tutto con calma e tranquillità, ed io devo essere sempre pronta e preparata rispondere a  domande esistenziale o di ogni genere. Si, di ogni genere.

Come sempre, in bagno inventiamo mille giochi, e allora io facevo finta di affondare, lui mi lanciava la cornetta della doccia, io la prendevo ed eravamo tutte due felici che il salvataggio andava sempre a buon fine. Una volta, dopo avermi salvata, gli dico con entusiasmo: “Grazie, mio salvatore!”, momento in cui lui si rattrista e con tutta l’espressione facciale cambiata mi dice: “Io non sono Salvatore, io sono Dario”.

Siccome aveva in classe dell’asilo  un bambino che si chiamava Salvatore, lui ha pensato che avevo sbagliato il nome, che l’avevo preso per un altro, e chi non diventerebbe triste in una tale circostanza?  Gli ho spiegato (come meglio ho potuto!)  e mi sono “salvata” anche io da una brutta figura. 🙂

Un altro dolce ricordo… Era passato qualche mese dalla nascita del mio secondo figlio. Siccome e stato un parto cesareo (del tutto inaspettato e indesiderato, il cesareo, intendo) e non ero in grande forma fisica, quando andavamo in parco, per motivo di estate, di caldo, di non poter mettermi a giocare con lui come prima, indossavo un abito. Io stavo con il piccolo, e papa  con lui. Fin’ alla nascita del fratellino, ero io a giocare sempre lui,  e anche in quella occasione, voleva rendermi partecipe, e mi invita a salire sull’altalena (quella a bilancia). Lui da una parte, io dall’altra, pero siccome avevo abito, mi siedo con ambedue gambe dalla stessa parte. Lui mi dice che non e cosi che si fa, io gli spiego che non posso cavalcare l’altalena, perché se alzo la gamba per salire mi se vedono le mutande.

Continuiamo cosi, facciamo altri giri nel parco, e quando stavamo in punto di andare a casa, si avvicina a me, con la voce bassa, complice, saggia e mi dice: “Mamma, prossima volta quando veniamo in parco, non ti mettere più le mutande.”

A quel punto,  ancora sorridendo, non ho potuto fare a meno di ammirare la sua logica, la sua purezza, la sua voglia di togliere ogni ostacolo che impediva il nostro divertimento. Io gli avevo detto di mutande, lui ha capito che quelli erano il problema, e quindi, la soluzione  era di eliminare l’ostacolo.

Mi sono ricordata di aver letto che sono ricercatori che, quando si bloccano nei loro stessi ragionamenti, fanno delle domande ai bambini. Perché, al contrario degli adulti, che spaccano il capello in quattro fino a non capire ne meno il punto di partenza, i bambini hanno una logica coerente, semplice, pura e riescono a vedere soluzioni, a dare risposte che a noi sfuggono.

I miei figli, il mio intero universo!

3 pensieri riguardo “Dolci ricordi

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