La vecchia radio

Non ho raccontato molto della mia infanzia nei miei blog (perché come la giro, come la rigiro, fa ancora male, ma forse prima o poi lo farò, nel dettaglio. o forse no)  pero, nel fra tempo mi godo i ricordi belli. E tra questi ricordi c’è la radio, e sono contenta che ho trovato uno  molto simile a quello di mia nonna  (fino ai dieci anni io sono stata cresciuta dai miei nonni, e ho vissuto con loro e con la mia sorella).

Spesso, la sera si ascoltava “il teatro radiofonico”, che non era altro che una favola recitata dagli attori, ed io ero affascinata. Non tanto dalla storia stessa, ma dall’interpretazione degli attori, o dell’attore, che spesso era una sola persona a recitare. Mi ricordo ancora il timbro vocale, l’intonazione, la fluttuazione della voce (quando neutro, quando caldo, quando serio e severo, quando un sordo grido, quando allegro, quando triste, e cosi via, in base a com’era il racconto). Come la voce di Luca Ward, ad esempio, per intenderci. Ero affascinata di come semplice parole prendevano vita, di come si caricavano di emozioni che aggiungevano dritti dritti sotto la tua pelle, per avvolgere il cuore e poi inondare il cervello. Mi trasportava, questo genere di raccontare, in bel mezzo della storia, e sembrava che sono io la protagonista. Mi addormentavo eroina, con l’immaginazione colma di scenari e di avventure.

Poi, dalla stessa radio, mi ricordo che sentivo spesso “le cote del Danubio”.  Era micidiale e ogni volta mi perdevo la pazienza. Siccome il Danubio è un fiume navigabile,  siccome passa nei ben sette paesi,  queste informazioni penso che erano importanti per alcuni, ma le cote erano dette in più lingue,  e mi pareva che non finivano mai.

Poi, la musica. Eh si, questo si che faceva per me :)) Non tanto spesso la potevo sentire, e a più delle volte erano messe in onda diversi stili (valzer, romanze, tradizionali popolari, sinfonie, religiosi, ecc), e non tutti  riuscivano a  “muovere” qualcosa dentro di me, perciò, quelle poche volte che sentivo la musica “del mio cuore” arrivavo alle stelle. Per prima cosa volevo mettere il volume più alto, e ogni volta la mia nonna me lo impediva, dicendo che la sua casa non è manicomio, e quando regolava il volume, lo metteva ancora più piano di come era prima, ed io mi rodevo dentro di impotenza. Cosi, invece di ballare, mi dovevo avvicinare l’orecchio alla radio, per sentire, cosi come potevo, la musica che mi piaceva. Ogni tanto, quando capitava che ero sola in casa e alla radio era “quella musica” riuscivo a “gustare” e godermi in pieno la rivincita.

Sono molte canzoni di cui mi ricordo con la precisione, ma due di loro si erano attaccati di più alle mie orecchie. Di una di loro, parlerò in un altro articolo, che ha una storia particolare, pero l’altra,  e questa… Rasputin, dei mitici Boney M.

Ah, ora ti posso ascoltare e ballare quanto mi pare!

6 pensieri riguardo “La vecchia radio

  1. I ricordo sono piacevoli, se hanno lasciato sensazioni buone, come la radia che ascoltavi da piccola. Ma ci sono anche quelli spiacevoli, perché hanno segnato oppure hanno influenzato la nostra esistenza.
    Tendenzialmente ci cerca di dimenticare i secondi a favore dei primi ma coi secondi ci dobbiamo misurare, perché sono quelli che ci hanno maturati.
    serena serata

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    1. Dimenticare non si può, e anche se sembrano addormentati, ti trovi che si svegliano quando meno te lo aspetti… ogni volta forte (mentre tu ti aspetti che, con il passare del tempo, si annebbiano almeno un po. ma no).

      Si, sicuramente le esperienze meno piacevoli ci fanno maturare, ma dall’adulto di oggi avrei preferito solo godermi l’infanzia, quella felice, che dovrebbero avere tutti i bambini, accanto alla loro madre e al loro padre. Invece no.

      Per fortuna la memoria del mio passato ha pure delle belle, pure delle brutte e ho imparato a concentrarmi di più (e mi riesce!) sul presente mirrando al futuro.
      Grazie, altrettanto 🙂

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