Una bella dormita

Una bella dormita

Ho un orario di lavoro abbastanza strambo, pesante, e tra i miei turni (diurni o notturni), tra i compiti del grande, tra parco, tra casa (con tutte le sue faccende), tra una e altra, capita ogni tanto al mio corpo e alla mia mente di voler riposare un po di più, di voler semplicemente stare sdraiata a giacere senza fare nulla. Arrivo dal lavoro una mattina e dopo un po di giri inutili tipo zombie in casa, mi metto a letto con l’intento di dormire.

Non chiudo bene gli occhi, viene il piccolo appena svegliato, dicendomi che ha fame. Mi alzo, gli preparo la collazione, momento in cui mi accorgo di non aver mangiato nemmeno io. Mangiamo insieme, lui va a giocare, io… vado a letto.

Non passano dieci minuti, torna il piccolo chiedendomi che faccio, gli dico che voglio riposare, mi fa una carezza sui capelli, mi da un bacio e esce lasciando la porta aperta (modo in cui sentivo ben chiaro la tv e tutt’altro). Chiudo gli occhi…

Non passano cinque minuti, viene il grande dicendomi: ” Mamma, ti ho portato un bicchiere d’acqua fresca, lo vuoi?” Ti puo cadere il cielo addosso, ma davanti a tale gesto gentile e davanti a tale tenerezza, non puoi dire di no. Mi alzo la schiena, bevo, ringrazio, esce augurandomi “sogni d’oro”, lasciando la porta aperta. Chiudo gli occhi…

Non passano cinque minuti, viene mio marito chiedendomi se non voglio andare in altra stanza (nella stanza dei bimbi, dov’ero, il materasso e morbido a e volte mi alzo con mal di schiena).  Prima di dire qualcosa la mia bocca, avranno detto qualcosa i miei occhi, che si avvicina, mi fa una carezza, sorridendo davanti all’ evidente bella dormita che mi facevo, ed esce chiudendo la porta. Silenzio… Chiudo gli occhi…

Non passano dieci minuti, viene il grande chiedendomi se puo stare accanto a me. Non passano due minuti, viene il piccolo che, perdendo il punto di riferimento -suo fratello- si annoiava. Si corica anche a lui accanto a me, e dopo un ginocchio nel fegato, un gomito nel collo, e qualche spinta involontaria, dopo giri e rigiri, riusciamo per un secondo intero stare fermi. Dopo di che, il grande decide che non fa per lui tutto quel silenzio a quell’ora, dice che vuole andare, e pieno di premura mi chiede: ” Mamma, ti dispiace se vado?” Lo rassicuro che è ok, e lui per accertarsi, continua: ” Mamma, sicura che non rimani male se vado?” Posso essere stanca, posso essere assonnata, posso essere nervosa, ma davanti a questo genere di repliche, io mi sciolgo. Tutta. Dire che sono disarmanti è come non dire niente, perché è l’amore in stato puro. Lo assicuro ancora che è ok se va, e va in soggiorno. Chiudo gli occhi…

Non passano due minuti, che il piccolo stava stretto senza giocare, e scende anche lui, seguendo suo fratello. Chiudo gli occhi…

Dopo una mezz’oretta viene il piccolo, che con sorpresa e con un filo di rimprovero nella voce (come quando sei davanti ad uno sfacciato che ha combinato qualcosa) dice: “Ancora a letto tu?” Sorrido, pensando a come e quanto sia relativo il tempo, e lui si ricorda che forse era venuto nella stanza con un altro scopo. Si avvicina al scatolone di giocattoli e, come al solito, l’oggetto del desiderio era ben nascondo in fondo alla scatola, e tira e getta per terra un bel po di cose prima di trovare quel che cercava, poi se ne va.

Non chiudo più gli occhi… e stranamente, con gli occhi aperti, nessuno veniva a cercare niente; stranamente, quando ero pronta per ricevimenti e richieste di ogni genere, non veniva più nessuno. Ma come non sono riuscita fin’ ora a dormire con gli occhi aperti, mi alzo… Arrivo in soggiorno dove vengo accolta con grande gioia: “Mamma, non dormi più?”

(nella foto i miei ninna nanna 🙂  )

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